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Lettera
dell'Arcivescovo mons. Francesco Montenegro
Carissimi
sorelle e fratelli, a tutti auguro la grazia e la pace di Dio nostro Padre.
All'inizio del
mio servizio pastorale – lo scorso 17 Maggio – ho accolto con gioia il vostro
abbraccio e la vostra calorosa accoglienza. Vi rinnovo il mio grazie per le
vostre preghiere e per le tante manifestazioni di affetto che mi avete regalato
in questi mesi. Da parte mia vi assicuro che da subito ho imparato ad amare
questa Chiesa
alla quale mi sento già fortemente legato.
Leggendo e
ascoltando la Sua storia, ho appreso con quanta cura siano stati realizzati
negli ultimi decenni i vari piani pastorali diocesani, che ormai sono parte viva
e consolidata del tessuto ecclesiale; si, perché un piano pastorale è sempre
attenzione a ciò che il Signore vuol comunicarci e a ciò di cui gli uomini hanno
bisogno per lasciarsi incontrare da Lui. Insieme agli organismi diocesani, per
l'anno pastorale 2008-09, vi invito ad un particolare esercizio di vita
ecclesiale: a vivere, cioè, "l'anno dell'ascolto". Di cosa si tratta? Mi viene
subito in mente un'immagine che fa parte della nostra vita quotidiana: ogni
volta che dobbiamo uscire di casa, per affrontare impegni e fatiche, sentiamo il
bisogno di guardarci allo specchio per meglio presentarci agli altri.
L'anno
dell'ascolto vuole essere il tempo in cui la Chiesa agrigentina si guarda allo
specchio per riconoscere le meraviglie che il Signore ha compiuto in essa e per
capire cosa fare per presentare un volto bello, capace di far conoscere agli
uomini della nostra terra il Bel Pastore che guida e ama la storia.
L'atteggiamento dell'ascolto è alla base delle grandi esperienze dell'animo
umano: la fede nasce dall'ascolto di Dio, l'apprendimento scaturisce
dall'ascolto del maestro, l'educazione è agevolata dall'ascolto dei figli …
Anche per noi l'ascolto vuole essere un momento di crescita e di maturazione
ecclesiale.
Ci farà
compagnia l'icona dei discepoli di Emmaus (Lc 24). Il Risorto, che affianca i
due che ritornano verso casa, si mette prima in ascolto della loro storia, dei
fatti accaduti, delle amarezze e delle speranze del cuore, e poi chiede di
ascoltarlo. In quest'anno proveremo ad ascoltare e a verificare gli ultimi
decenni del nostro cammino; tante cose sono state fatte (piani pastorali,
scelte, programmi, prassi ecclesiali…) sulla base di studi e di profonde
intuizioni portate avanti con grande tenacia dai miei predecessori. Leggeremo
attentamente tutta questa ricca tradizione non con l'atteggiamento del giudizio
ma con quello di chi vuol tirare fuori dal "tesoro cose nuove e cose antiche".
Focalizzeremo l'attenzione su tre aspetti: 1. l'analisi della storia che ci
lasciamo alle spalle; 2. il discernimento sul presente e sulle sfide che lo
riempiono; 3. le prospettive per il cammino che si apre davanti a noi.
Proveremo a
leggere con attenzione il passato soprattutto per afferrare i punti di forza sui
quali si è investito e che hanno contribuito a farci camminare come Chiesa.
Insieme alle luci, forse si vedrà qualche ombra (è normale che ci sia!); la
capacità di intravederla ci aiuterà ad evitare, per il futuro, strade
infruttuose. Per il presente dovremmo fare attenzione ai ‘segni dei tempi', a
ciò che lo Spirito dice alla nostra Chiesa qui e ora. Perché essere comunità dei
credenti oggi è diverso rispetto a venti o trent'anni fa: ci troviamo a
fronteggiare nuove sfide, difficoltà, potenzialità, esigenze, scenari (pensiamo
ai fratelli che arrivano da altri paesi, ai disagi giovanili, alla ricchezza
tecnologica…) che dobbiamo essere capaci di riconoscerli e di affrontarli
evangelicamente.
Gli uomini e le
donne di oggi si aspettano un annuncio nuovo del Vangelo; non un annuncio che
cammini di pari passo con le mode del tempo ma che riesca a creare modi nuovi di
essere per rispondere fedelmente al Dio dei vivi e non dei morti. Quindi, è
necessaria una lettura attenta e sapiente del presente, che si scrolli di dosso
il peso di certe nostalgie e che ci consenta di capire cosa vuol dire essere
Chiesa del Risorto oggi, in questo territorio così bello e così travagliato
insieme. Infine – dopo aver letto il passato ed interpretato il presente –
proveremo a dare qualche linea conseguente per il futuro. Tale risultato
costituirà certamente la premessa e la sostanza per i prossimi piani pastorali.
Così, alla fine dell'anno pastorale, sapremo qualcosa in più delle cose di casa
e del tesoro di famiglia e sapremo affrontare con sapienza ed entusiasmo il
cammino che il Signore aprirà davanti a noi.
Chiedo a tutti
di mantenere lo stile della comunione. L'ascolto o la verifica non è operazione
difficile riservata a ‘pochi addetti ai lavori', ma sia impegno gioioso di
tutti. S. Paolo, quando parla della Chiesa, usa l'immagine del corpo per
indicare che tutti facciamo parte dell'unica realtà che ha Cristo come capo; e
il corpo vive dell'unione armonica delle membra le quali si sentono parte di un
sistema di vita più grande che li comprende e li valorizza e sentono il bisogno
l'uno dell'altro. Dunque tutti siamo chiamati in causa, pronti a far sentire la
nostra voce.
I livelli in
cui proveremo ad ascoltarci saranno tre: quello parrocchiale, quello foraniale e
quello diocesano. Ogni momento sarà preceduto e preparato da incontri di SOP
(Scuole Operatori Pastorali) e culminerà con una assemblea in cui verranno
raccolti i vari contributi (indicazioni più precise le troverete all'interno di
questo sussidio). E' vero che la metodologia da utilizzare sarà importante e
servirà a raggiungere meglio i risultati sperati, ma è ancor più importante lo
stile che sostiene il metodo scelto: comunione, famiglia, amicizia, franchezza,
amore alla Chiesa, ricerca della verità, desiderio di crescere, ascolto sincero
… Sono tutti atteggiamenti che devono caratterizzare l'anno dell'ascolto.
Particolare attenzione chiedo affinché anche a coloro che solitamente non
frequentano i nostri ambienti (i cosiddetti ‘lontani', che non sono tanto coloro
che non vengono da noi ma coloro che noi non avviciniamo) venga prestata uguale
attenzione per sentire il loro pensiero sul passato o su cosa si aspettano da
noi credenti.
Ci attende un
anno impegnativo ed avvincente in cui tutti i figli di Dio che vivono in questa
terra di Agrigento si devono sentire coinvolti in un'esperienza che - se vissuta
alla luce di Dio - potrebbe lasciare il segno. In questa logica di comunione
vorrei che tutti vi sentiate coinvolti: sacerdoti, diaconi, ministri istituiti e
straordinari, istituti di vita consacrata, uffici di Curia, organismi di
partecipazione, parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi, giovani, operatori
pastorali … Proviamo ad ascoltarci - anch'io lo farò - e ad ascoltare quanto lo
Spirito ha da dire a questa Chiesa.
I due di Emmaus
dopo aver raccontato allo Sconosciuto e dopo averLo ascoltato e riconosciuto
nello spezzare del pane, lasciano perdere il ritorno rassegnato verso casa e
vanno, con passo spedito, a Gerusalemme per annunziare a tutti l'accaduto. Sono
fiducioso che anche noi faremo la stessa esperienza, dopo aver ascoltato la
nostra storia e Colui che né è l'artefice. Col cuore pieno di gioia, diremo a
tutti che il Risorto è in mezzo a noi e rende sempre nuova la nostra storia.
La Vergine
Immacolata, donna del silenzio e dell'ascolto, S. Paolo apostolo, nel cui anno
muoviamo i nostri passi, ci aiutino a vivere bene quest'anno, affinché ancora e
sempre questa Chiesa possa dire al suo Sposo: ‘Eccomi, avvenga di me quello che
hai detto'.
Vi saluto con
grande affetto e invoco su tutti la benedizione del Signore.
Agrigento, 26
settembre 2008
† Francesco
Montenegro, Arcivescovo |