San Gerlando - Un santo patrono mai festeggiato dagli empedoclini
Il 25 febbraio di ogni anno, la chiesa agrigentina fa memoria di san Gerlando patrono della città di Agrigento e di Porto Empedocle. Ma è pur vero che gli empedoclini sono poco legati a questa figura, forse perché dal punto di vista popolare le feste della Madonna del Carmine e di san Calogero sono più sentite. Infatti, gli abitanti del paese marittimo non hanno tanta devozione verso il patrono, forse oserei dire, che se non fosse per la chiusura di uffici e scuole, gli empedoclini non ricorderebbero per nulla il giorno della commemorazione del santo patrono. Ma devo pur dire che la Chiesa, dal canto suo, fa di tutto per cercare di accrescere la devozione verso san Gerlando, infatti, ogni anno nella chiesa madre viene celebrata una santa messa in sua memoria con la presenza di tutte le altre realtà parrocchiali del territorio.
Della vita di san Gerlando si hanno poche notizie, alcune di queste si trovano nel libro scritto da mons. Domenico De Gregorio San Gerlando Storia e racconti popolari. San Gerlando nacque a Besançon intorno al 1030-1040. Il nome Gerlando deriva dall’antico tedesco ger, gairu, lancia, o gairm, grido guerresco, oppure daHerr, signore, ma il significato finale sarebbe quello di combattente, conquistatore di terra. Non è a noi chiaro quando e perché abbia lasciato la sua patria; tante sono le ipotesi, una di queste è che forse venne a Roma per visitare le tombe degli apostoli, poi si fermò in Calabria. Rientrato a Besançon, in seguito ritornò di nuovo in Italia e precisamente in Sicilia, dove nel 1088 venne eletto vescovo di Agrigento. La sua opera più grande fu l’opera di evangelizzazione per far accrescere la fede in quei pochissimi cristiani che ivi trovò e poi di convertire ebrei e musulmani. Morì ad Agrigento il 25 Febbraio 1100 e in seguito venne proclamato santo nel 1159. L’agiografia del santo si intreccia anche con racconti e leggende popolari, tra l’altro è una delle caratteristiche della nostra provincia far intrecciare qualcosa di sacro come la vita di un santo con alcune leggende di tipo fantastico che derivano dalle tradizioni popolari. Una di queste narra dell’esistenza, ad Agrigento, di un drago che terrorizzava la città a tal punto che ogni giorno gli doveva essere consegnata una donna vergine che poi veniva mangiata dallo stesso. Il papa, per cercare di sconfiggere il drago e nello stesso tempo per convertire i saraceni presenti nella città, mandò prima san Libertino il quale venne ucciso dagli stessi saraceni e poi inviò san Gerlando affiancato dal cugino Ruggero re di Borgogna. Arrivati nella città, il santo incominciò a convertire tutti i saraceni e poi si fece portare nella casa del drago. Questi incatenò con la sua forza il santo, ma egli, aprendo le braccia, fece scivolare le catene a terra e con un sol filo di capello, trasformatosi in una corda resistente, riuscì a catturare il drago liberando così la città dalle sue grinfie. Questo racconto poc’anzi citato è di origine agrigentina, racconti o leggende empedocline che parlino delle gesta o dei miracoli del santo sono a noi sconosciute o comunque forse non ne esiste nessuna. Questo indica ancora come non esista nel nostro paese un culto radicato verso il santo patrono. Ma viene spontaneo porsi una domanda: come mai san Gerlando è patrono di Porto Empedocle? La risposta a questa domanda va ricercata nel passato e precisamente il 26-11-1896, quando la chiesa Maria SS. del Buon Consiglio (attuale chiesa vecchia) venne elevata a parrocchia e chiesa Madre del paese, con il suo primo arciprete il canonico Ignazio Valenti. Prima dell’elevazione a parrocchia, la chiesa, già esistente, non era altro che una rettoria della cattedrale di Agrigento; quindi, quando venne elevata a parrocchia indipendente (e poiché esisteva già da circa 50 anni l’indipendenza e l’autonomia del paese), l’arciprete non dovette fare altro che proclamare patrono san Gerlando per continuare comunque una tradizione che già esisteva per la dipendenza della stessa chiesa alla cattedrale agrigentina che aveva come patrono san Gerlando. Forse l’unica cosa che ci tiene ancora un po’ legati verso il santo è la statua lignea ubicata nel quinto altare a destra nella chiesa Madre, scolpita da Calogero Cardella intorno al decennio 1870-1880 e ivi e posta su un altare di marmo grigio e rosso Sant’Agata, bianco di Carrara e billiemi, donato dalla cassa operaia San Gerlando nel 1906.
Esiste però un rosario di tradizione prettamente empedoclina dedicato al santo, che recita così:
(posta) San Gerlando mio pastore avvocato e protettore, per quest’anima tutta zelo impetratemi su dal cielo,
tanto amore poco a poco di divenire tutto foco e volesse il petto mio divampare sol per Dio.
(grani piccoli) San Giurlannu nn’aviti a guardari da tutt’ i mali e brutti guai,
e ludamu cu’ firvuri San Giurlannu prutitturi
Il suddetto rosario viene recitato come triduo nei giorni 23-24-25 Febbraio. In queste poche parole troviamo appunto alcune di queste che riprendono tratti delle virtù del Santo come per esempio: pastore di anime e protettore della città, da lodare con grande fervore affinché custodisca i suoi devoti e li renda invulnerabili dai mali.
Calogero Ferrara
Della vita di san Gerlando si hanno poche notizie, alcune di queste si trovano nel libro scritto da mons. Domenico De Gregorio San Gerlando Storia e racconti popolari. San Gerlando nacque a Besançon intorno al 1030-1040. Il nome Gerlando deriva dall’antico tedesco ger, gairu, lancia, o gairm, grido guerresco, oppure daHerr, signore, ma il significato finale sarebbe quello di combattente, conquistatore di terra. Non è a noi chiaro quando e perché abbia lasciato la sua patria; tante sono le ipotesi, una di queste è che forse venne a Roma per visitare le tombe degli apostoli, poi si fermò in Calabria. Rientrato a Besançon, in seguito ritornò di nuovo in Italia e precisamente in Sicilia, dove nel 1088 venne eletto vescovo di Agrigento. La sua opera più grande fu l’opera di evangelizzazione per far accrescere la fede in quei pochissimi cristiani che ivi trovò e poi di convertire ebrei e musulmani. Morì ad Agrigento il 25 Febbraio 1100 e in seguito venne proclamato santo nel 1159. L’agiografia del santo si intreccia anche con racconti e leggende popolari, tra l’altro è una delle caratteristiche della nostra provincia far intrecciare qualcosa di sacro come la vita di un santo con alcune leggende di tipo fantastico che derivano dalle tradizioni popolari. Una di queste narra dell’esistenza, ad Agrigento, di un drago che terrorizzava la città a tal punto che ogni giorno gli doveva essere consegnata una donna vergine che poi veniva mangiata dallo stesso. Il papa, per cercare di sconfiggere il drago e nello stesso tempo per convertire i saraceni presenti nella città, mandò prima san Libertino il quale venne ucciso dagli stessi saraceni e poi inviò san Gerlando affiancato dal cugino Ruggero re di Borgogna. Arrivati nella città, il santo incominciò a convertire tutti i saraceni e poi si fece portare nella casa del drago. Questi incatenò con la sua forza il santo, ma egli, aprendo le braccia, fece scivolare le catene a terra e con un sol filo di capello, trasformatosi in una corda resistente, riuscì a catturare il drago liberando così la città dalle sue grinfie. Questo racconto poc’anzi citato è di origine agrigentina, racconti o leggende empedocline che parlino delle gesta o dei miracoli del santo sono a noi sconosciute o comunque forse non ne esiste nessuna. Questo indica ancora come non esista nel nostro paese un culto radicato verso il santo patrono. Ma viene spontaneo porsi una domanda: come mai san Gerlando è patrono di Porto Empedocle? La risposta a questa domanda va ricercata nel passato e precisamente il 26-11-1896, quando la chiesa Maria SS. del Buon Consiglio (attuale chiesa vecchia) venne elevata a parrocchia e chiesa Madre del paese, con il suo primo arciprete il canonico Ignazio Valenti. Prima dell’elevazione a parrocchia, la chiesa, già esistente, non era altro che una rettoria della cattedrale di Agrigento; quindi, quando venne elevata a parrocchia indipendente (e poiché esisteva già da circa 50 anni l’indipendenza e l’autonomia del paese), l’arciprete non dovette fare altro che proclamare patrono san Gerlando per continuare comunque una tradizione che già esisteva per la dipendenza della stessa chiesa alla cattedrale agrigentina che aveva come patrono san Gerlando. Forse l’unica cosa che ci tiene ancora un po’ legati verso il santo è la statua lignea ubicata nel quinto altare a destra nella chiesa Madre, scolpita da Calogero Cardella intorno al decennio 1870-1880 e ivi e posta su un altare di marmo grigio e rosso Sant’Agata, bianco di Carrara e billiemi, donato dalla cassa operaia San Gerlando nel 1906.
Esiste però un rosario di tradizione prettamente empedoclina dedicato al santo, che recita così:
(posta) San Gerlando mio pastore avvocato e protettore, per quest’anima tutta zelo impetratemi su dal cielo,
tanto amore poco a poco di divenire tutto foco e volesse il petto mio divampare sol per Dio.
(grani piccoli) San Giurlannu nn’aviti a guardari da tutt’ i mali e brutti guai,
e ludamu cu’ firvuri San Giurlannu prutitturi
Il suddetto rosario viene recitato come triduo nei giorni 23-24-25 Febbraio. In queste poche parole troviamo appunto alcune di queste che riprendono tratti delle virtù del Santo come per esempio: pastore di anime e protettore della città, da lodare con grande fervore affinché custodisca i suoi devoti e li renda invulnerabili dai mali.
Calogero Ferrara