Parrocchia Maria SS. del Buon Consiglio

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San Calogero eremita

San Calogero visse presumibilmente nel V secolo ed è venerato in molti paesi siciliani. La tradizione vuole che San Calogero provenisse dalle coste nord-africane (da qui il colore scuro della sua pelle) insieme a sette suoi fratelli e San Gregorio e che, una volta giunto nelle coste siciliane, si fosse dato all'eremitaggio e alle opere misericordiose. Fu un vero e proprio "medico del corpo e dello spirito". Il libro che tiene in mano sta a indicare il suo carattere di uomo dotto, molti asseriscono che sia la Sacra Bibbia aperta alla pagina di Osea che recita "...la ricondurrò nel deserto e lì parlerò al suo cuore". Si ritrovò spesso tra i malati di peste a lenire le loro sofferenze fisiche e spirituali e mendicava del cibo per loro. Per questo motivo, la gente, paurosa del contagio, lanciava il pane dalle finestre. Tradizione, questa, che persiste ancora oggi.

La città di Porto Empedocle dedica a questo taumaturgico Santo una delle feste più singolari e caratteristiche. Importanti momenti di catechesi e di vita di comunità illustrano i festeggiamenti in onore di San Calogero a partire dalla domenica precedente il primo weekend di settembre con la Giornata della Famiglia e la benedizione dei bambini e degli abiti votivi. Il lunedì la comunità si riconcilia con Dio e con la Chiesa universale con la Liturgia Penitenziale Comunitaria. Non ci si dimentica però dei più deboli, ammalati e anziani che sono i protagonisti della celebrazione comunitaria dell'Unzione degli infermi che si celebra il martedì. Il mercoledì, si festeggia la giornata della Fraternità e della Solidarietà con la partecipazione del Comitato e della Confraternita di San Calogero, la Caritas, il Mo.V.I. e la San Vincenzo. Commovente è la massiccia partecipazione del popolo di San Calogero: gli ultimi, gli umili, coloro che hanno bisogno di incontrare Dio tramite uno dei suoi Santi. Il Santo che essi amano, venerano come si trattasse di uno di famiglia. Sono tante le persone che durante la settimana di festa, indossano gli abiti votivi e seguono il fercolo del Santo a piedi nudi. Sono tantissime le persone che portano nelle parrocchie i "buoni pane" acquistati presso i panifici cittadini. Durante i festeggiamenti del 2008 sono stati raccolti ben 1500€ in "buoni pane". Tanta carità è un dono di Dio alla nostra comunità che si riconosce nell'impegno caritatevole sostenuto durante la sua vita da San Calogero. Ci dimostra che il suo esempio e il suo impegno sono ancora attuali, possibili e vivi in questa nostra società

Il giovedì precedente la prima domenica di settembre, in solenne processione, il simulacro del santo lascia la casa dei portuali dove è abitualmente custodito e venerato, per esser condotto in Chiesa Madre. Il giorno seguente i festeggiamenti proseguono con il fercolo del santo portato a spalla dai devoti in una corsa affannosa. Nessuna via o vicolo che sia, vengono risparmiati dalla visita del Santo e ovunque, i devoti non rinunciano alla tradizione, lanciando dai balconi i "muffuletti", panini tondi, aromatizzati con semi di finocchio.

In passato, questi pani, avevano forma diversa. Rappresentavano parti del corpo a seconda della parte del corpo interessata dalla malattia di cui se ne chiedeva la guarigione o, piuttosto, come ringraziamento per la salute ottenuta miracolosamente. Ancora oggi, non è difficile vedere anziani che fortunosamente si aggrappano al simulacro e con un fazzoletto asciughino il "sudore" del santo. Quel pezzo di stoffa verrà conservato dalla famiglia come la più preziosa delle reliquie.

Anche Pirandello si preoccupò di descrivere questa festa e lo fa nel suo romanzo, L'esclusa dove l'identità del nostro santo viene celata sotto quella dei Santi Cosimo e Damiano.

"...Cento teste sanguigne, scarminate, da energumeni, si cacciarono tra le stanghe della macchina, avanti e dietro. Era un groviglio di nerborute braccia nude, paonazze, tra camicie strappate, facce grondanti di sudore a rivi, tra mugolii e aneliti angosciosi, spalle schiacciate sotto la stanga ferrata, mani nodose, ferocemente aggrappate al legno. E ciascuno di quei furibondi, sotto l'immane carico, invaso dalla pazzia di soffrire quanto più gli fosse possibile, per amore dei Santi, tirava a sè la bara, e così le forze si escludevano, e i santi andavano com'ebbri tra la folla che spingeva urlando selvaggiamente. A breve tappa, dopo una corsa, dai balconi, dalle finestre gremite, alcune femmine buttavano per divozione sul fercolo e su la folla, da canestri, da ceste, fette di pan nero, spugnoso. E, sotto la folla s'azzuffava per ghermirle..."

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